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Confraternita della Misericordia

Detta anche dei "BATTUTI NERI"

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Misericordia, quanti ricordi

 

La chiesa della Misericordia ha le porte spalancate 
– la porta spalancata, di una chiesa, attira l’attenzione, sempre! - e la gente di Carignano guarda con stupore: 
“Strano. Di solito è chiusa!”. 
Poi si avvicina, esita sull’ultimo gradino e chiede, quasi timorosa
 “Si può entrare?” “Certo che sì!”.

Si ferma qualche secondo, avanza di due o tre passi e lo sguardo corre alle cappelle laterali, a destra e a sinistra, poi si alza verso il soffitto segnato dalle infiltrazioni della pioggia e si abbassa sul il pavimento, solcato, anch’esso, dalle macchie di umidità.
Trascorrono pochi secondi: ognuno va verso un angolo della chiesa, attirato da un non so che di misterioso -come se sentisse un richiamo- e vi sosta per un po’.
Osservo incuriosita i movimenti. Il copione è sempre uguale. 
Non è un atteggiamento di preghiera, quello dei visitatori. Sui loro volti scorrono fotogrammi che esprimono stupore, gioia, nostalgia, commozione e, forse, rimpianto. 
Chi non è solo parla con chi gli sta accanto.

L’odore di chiuso e di muffa, che, di primo acchito, aggredisce le narici 
ha qualcosa a che fare con il retroterra di ognuno. 
L’ho sperimentato in prima persona. 
Un passato, remoto, sepolto negli strati più profondi della coscienza, 
lentamente, affiora. 
Ci si ritrova improvvisamente bambini, ragazzi, giovani… 
e la voglia di raccontare è tanta!

Ferma sulla soglia, mentre saluto persone che vedo spesso 
o che non vedo da parecchio tempo, raccolgo le emozioni:
“Sono venuto qua con don Piero a confessarmi il giorno prima del mio matrimonio”,
“Lo sai? Sono io il ragazzino vestito da batù neir che c’è in quella fotografia!”,
“Davanti alla madonnina venivo sempre a pregare con mia mamma!”
“Ah
–ribadisco io- la Madonna di Lourdes?” “Precisamente!” risponde la ragazza. 

E Maria, la madre di Dio, perde tutta la sua trascendenza e diventa la madonnina,
 Colei che permette ad ognuno, per un attimo, 
di riconquistare l’innocenza a volte smarrita.

D’improvviso una bambina, il fiocco bianco in testa, i gambaletti scozzesi. 
Accanto la nonna, abito nero, velo in testa. 
È il venerdì della settimana santa. 
Inginocchiate entrambe davanti alla Madonna delle sette spade 
e al Cristo deposto, sanguinante nell’arca: 
“Ma perché, nonna, quelle spade piantate nel cuore? 
Perché tanto male a Gesù? 
Mi fanno male le ginocchia, perciò sto in piedi: abbiamo già pregato abbastanza!”


La soglia di pietra fissa i ricordi. Non spiana i solchi profondi lasciati. 
Non le rughe dell’anima, che la rendono più nostra e, proprio per questo,
 amata di un amore particolare, dal suo stesso Creatore!

(dal bollettino parrocchiale dicembre 2012) Angela Cavaglià

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